Alessia Luongo

Discography

In produzione il primo lavoro da solista di Alessia Luongo

"Largo di Castello"

canti e danze su chitarra battente e colascione

PRIMO SINGOLO IN USCITA SETTEMBRE 2022

La ricerca di Alessia Luongo, giovane cantante e musicista che vive a Roma ma ha origini irpine, è tanto bella quanto coraggiosa: "Largo di Castello" è il suo primo lavoro solistico che comprende 12 tracce che nascono da studi particolari e specifici, portati avanti con molta riverenza e passione.
Gli unici strumenti che usa appartengono alla tradizione popolare.

Trovo l’operazione di Alessia Luongo una meraviglia e un’impresa nello stesso tempo, gli ingredienti necessari per sfornare quello che è un lavoro destinato a segnare una storia fondamentale nel percorso della musica popolare di tutti i tempi. Alessia Luongo è l’ultima menestrella della storia, un’erede di altri tempi, perfettamente interpretati e tramandati. Ho avuto modo di parlare con Alessia in diversi momenti e ho trovato pochi giovani svegli come lei: perfettamente consapevole di tutto ciò che stava compiendo e anche con l’umiltà di comprendere che era qualcosa di molto più grande di lei. Aborro tutti coloro che oggi eseguono le tarantelle e in particolare quella montemaranese su strumenti moderni quali la fisarmonica. Anni fa ho avuto modo di poter coordinare dei musicisti e ho necessariamente voluto soltanto due strumenti: una ciaramella e un tamburo. La musica tradizionale ha bisogno di tornare all’origine, ha bisogno di diventare più profonda e meno superficiale, più essenziale e meno sfarzosa, per poter tornare alla sua forza e al suo potere comunicativo. Altrimenti avremo perduto tutto, tutte le eredità e che tutti portano avanti senza cognizione. Immaginate la meraviglia quando ho ascoltato Alessia Luongo, una liutista, che esegue strofe e parole della tarantella di Montemarano che non vengono eseguite da anni. Quando ha ripreso testi e motivi molto più antichi, come la preziosa “Russo melillo”. Assume tutto un valore incredibile e allora penso “C’è ancora speranza”. 

MATTEO MAFFUCCI (etnomusicologo), luglio 2022

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Ho intitolato questa sequenza di brani "Largo di Castello", è in questa maniera che l'ho pensato fino ad ora per il fatto che io abbia rimandato il mio pensiero e il mio interesse a riprendere il cuore pulsante di quello che era fulcro del popolo e quindi dell'arte, indicativamente contrassegnata nel mio immaginario e dalle varie iconografie come Largo di Castello, ad oggi la piazza ha nome piazza del castello a Napoli. Sede in antichità del mercato, dell'arte, del popolo che interagiva e amava, sede storica del teatro San Carlino, smantellato a inizio del 1900, che era la patria della commedia dell'arte partenopea. Il mio interesse è quindi riportare la musica popolare alle sue origini, le più arcaiche possibile, incredibilmente evocative e selvagge: dove era tutto strumento e voce. Dove la chitarra battente possa ritrovare il suo posto per niente ingrato e mai ornamentale, anzi, fondamentale di accompagnare il canto, il canto di possessione, il canto d'amore, il canto di preghiera. Dove non debba mutarsi e snaturarsi (non diventi chitarra flamenco o chitarra barocca, di cui appunto ci sono strumenti adeguati), ma che ricordi e riporti la meraviglia della semplicità. Quella stessa semplicità e spontaneità che possa riportare il mondo al suo essere genuino.

ALESSIA LUONGO, luglio 2022